Maurizio Fagiolo Dell’Arco – 1981

“D’Aloisio da Vasto e l’Almanacco degli Artisti – Il Vero Giotto”
Censimento d’una pubblicazione 1930/1932

(dal catalogo della Mostra Antologica – Città del Vasto – 1981)

D’Aloisio Da Vasto autoritratto (disegno) 1930

Sembra venuto il momento di finirla con le monografie e lo studio su gruppi di artisti o (peggio) su pseudo spaccati di “anni venti” o “anni trenta”. Il ritorno allo studio serio impone di consultare ogni tipo di documento: di vedere, prima dell’artista chi fu il suo leader (Marinetti o Broglio, Sarfatti o Grubicy), chi furono i suoi mercanti (“Pesaro” o “Milione”, “Galleria di Roma” o “Cometa”), quali i suoi compagni di strada (Sinisgalli o De Libero, Carlo Belli o Raimondi, Ungaretti o Gatto), quali i suoi rapporti con le grandi mostre (“Biennale di Venezia” o “Biennale Romana”, “Secessione” o “Quadriennale”), quali i luoghi di ritrovo (“Aragno” o “Craja”), quali i contatti con la scena (“Maggio musicale” o “Teatro Gualino”, “Scala” o “Opera”), quali i suoi movimenti internazionali (dalle splendide mostre itineranti del fascismo agli “Italiens de Paris”) … E’ il vero lavoro che deve fare lo storico cosciente che un secolo ormai è finito (nella schiavitù intellettuale e nel vero provincialismo se-dicente internazionale).

Chi affronta questo lavoro deve ricostruire quel clima anche attraverso le riviste e i periodici, ma qui presento il caso di un Almanacco poco noto (più noto è quello Bompiani) ma che da anni consulto con sempre notevoli sorprese. Lo pubblicò Carlo D’Aloisio da Vasto (da parte sua, delicato pittore e acquerellista) a cavallo del 1930, con il contributo di tutti gli artisti e intellettuali del momento (1). Quello che vorrei qui di seguito fornire è un indice ragionato della pubblicazione, notevole e pertanto ignorata.

In linea generale, va notato come sia presente ogni momento e movimento dell’arte, senza limiti nazionali o internazionali (di fascismo c’è appena un odore attraverso il ritratto del duce scolpito da Wildt). Escono cronache sulle regioni (i redattori si chiamano Casorati o Bartolini, Franchi o Costantini) ma anche su Montparnasse e sulla Spagna o sull’America. I tre referendum (sull’arte attuale, su “che cosa è l’arte moderna”, sugli artisti preferiti) permettono di saggiare, anno per anno, il polso di un paese civile. Notevole il ricorso alla caricatura, che ha persino un risvolto storico con la pubblicazione (1931) di quasi tutte le caricature di Gian Lorenzo Bernini.

(1) Naturalmente le iniziative di D’Aloisio da Vasto non si fermano ai tre almanacchi qui considerati. Segnalo Straitalia, un almanacco per il 1933 (dal tono un po’ più allineato al regime: ricordo tra parentesi il lungo scritto di Carrà dedicato a Il fascismo e l’arte) e il mensile Il vero Giotto (il numero 1 del luglio 1933 contiene, tra l’altro, un bel saggio di Sartoris sull’architettura monumentale).


IL FUTURISMO

Molto vivace l’interesse per questo “movimento” che ancora si avverte vitale. Dopo le pagine teoriche della Sarfatti si legge (1930) un elogio poetico di Marinetti, che indica sempre nel Futurismo il futuro dell’arte italiana nell’inchiesta del 1931. Appare un importante scritto di Balla (1930) che segnala l’impossibilità per il pittore futuro di rendere i molteplici effetti della vita moderna, e indica altre soluzioni tecniche come il cinema.

Anton Giulio Bragaglia pontifica sul teatro (1930) e poi sulla regia (1931) con l’importante scritto Arlecchino mettinscena ( “Ma sopratutto abolire le ricette! Neanche noi sappiamo ciò che sortirà dal nostro lavoro”). Enrico Prampolini che fa la spola tra Roma e Parigi è presente con un disegno (1930), con un tempestivo rapporto sul gruppo degli “Italiens de Paris” (1932), arricchito dalle sue caricature, con una rinnovata teoria della pittura (1932), Aeropittura e superamento terrestre.

Del passato, ricordo l’appassionata commemorazione dell’architettura di Antonio Sant’Elia (1931) da parte di Lo Duca. Del presente, è da sottolineare il calendario delle manifestazioni a Parigi (1931) con conferenze, concerti di “intonarumori” di Russolo e la mostra di pittura presentata da Severini.

Nella pittura, si ritrovano Gerardo Dottori (1930) con due pagine teoriche e due quadri, e poi con disegni (1931,1932), Antonio Marasco (1931), Vinicio Paladini con un abbozzo scenico (1932). E infine Virgilio Marchi presenta la sua teoria sul futuro dell’architettura (1930): una mistica trinità “futur-classico-razionale”.


IL NOVECENTO

Fin dall’inizio, il gruppo milanese è ben accolto nell’Almanacco. Margherita Sarfatti aggiorna la sua teoria (1930): “Precise e recise le forme, deciso il colore” e poi “La parola Arte è per noi italiani come un secondo nome della patria”.

L’anno dopo è ancora presente (1931): Massimo Bontempelli precisa che il movimento è vivo (1932), presenta con ironia un gruppo di disegni (1931), scrive due pagine sottili (1931): “Ho l’idea di un quadro intitolato “Solitudine”. Non dovrebbe rappresentare che una gran folla di gente”.

I pittori sono presenti al completo: da Salietti a Tosi, da Funi a Soffici, con disegni, incisioni, dipinti. Di Sironi sono riprodotti quadri e disegni secchi come xilografie. Di Arturo Martini, appaiono sculture mitiche come l’Orfeo del tempo di “Valori plastici” (1930) ma anche incisioni e nuove sculture come la tomba di Ippolito Nievo (1932): è sua la copertina del III Almanacco. Carlo Carrà detta l’editoriale e l’epilogo del III volume (1932) ed è presente con opere dalla metafisica al realismo magico (1930, 1931). Giorgio Morandi domina con le sue acqueforti, disegni, dipinti: sembra uno degli artisti prediletti da D’Aloisio da Vasto.

Al limite con il “Novecento”, emerge ancora il gruppo di “Strapaese”, con una gustosa auto-caricatura di Maccari (1930) e un rapporto sulla sua collaborazione (1931). I confini tra Longanesi, Rosai, Soffici e gli altri artisti sono ormai piuttosto labili. Il caso limite è Morandi, invocato come protettore dal “Novecento” e da “Strapaese”.


ARCHITETTURA, LETTERATURA, MUSICA
L'Arch. Alberto Sartoria in caricatura
L’Arch. Alberto Sartoris in caricatura

Uno degli aspetti più notevoli dell’Almanacco è proprio costituito dalla presenza dell’architettura: grazie alle pagine di Alberto Sartoris (molti anni fa dimenticato in Svizzera) l’avanguardia appare in forze. Nel 1931 scrive un Panorama della nuova architettura in Italia (con opere di Rigotti, del Gruppo 7, e con le sue stravolgenti assonometrie). Nel 1932 comunica le recenti svolte internazionali, da Lissitsky a Malevic, da Mondrian a Le Corbusier: un bel connubio tra architettura e idea figurativa.

L'Architetto Le Corbusier in caricatura
L’Architetto Le Corbusier in caricatura

C’è anche, in effige, Del Debbio, uno degli eroi del regime (1930) contrapposto però alla nuova architettura di Virgilio Marchi (1930). E’ anche da notare un interesse per l’artigianato e le arti decorative (1931) con immagini del padiglione di Sironi e Muzio alla Triennale di Monza.

Non è molto lo spazio dedicato alla letteratura, che anzi appare ancella dell’arte. Da notare le curiose caricature di Alberto Moravia (di se stesso, di Bontempelli).

E’ invece utilissimo il rapporto sull’annata della musica (1931, 1932) grazie al suo straordinario redattore: Alfredo Casella.


LA SCUOLA ROMANA
Autoritratto di F. De Pisis
Autoritratto di F. De Pisis

Sono naturalmente presenti nell’Almanacco gli artisti operosi a Roma: dalla vecchia generazione a quella “scuola romana” che sta nascendo (motivo non ultimo dell’interesse per questa pubblicazione) proprio negli anni in cui l’Almanacco vede la luce.

Bartoli a Sant'Elena
Bartoli a Sant’Elena

Si comincia con Spadini: un bel disegno in collezione Signorelli (1930) e la sua unica acquaforte (1931). Ci sono poi i superstiti della “Roma bizantina” e del populismo a cavallo del secolo: si alternano Duilio Cambellotti con le sue xilografie (1930) e Adolfo de Karolis con l’ex libris famoso “Ardisco non ordisco” (1930), Aristide Sartorio (1931) con il paesaggio quieto di Carlandi.

Bartoli - I pittori De Chirico e Trombadori da Aragno
Bartoli – I pittori De Chirico e Trombadori da Aragno

Sono presenti alcuni reduci della “terza saletta del Caffè Aragno”: da Amerigo Bartoli che l’immortalò (1931) a Carlo Socrate (1930, 1931) che fece in tempo a esporre col gruppo di “Valori plastici”. Fino a Roberto Melli (1930, 1931) presente anche in effige attraverso una (rara) caricatura di Arturo Martini. C’è anche Antonio Donghi (1932), il poco noto Aldo Bandinelli (1932), l’esordiente Ettore Colla (1932), Antonio Viveri.

Gino Bonichi (in arte Scipione), illustrazione di un mese nell’Almanacco degli Artisti – edizione 1931

Un posto a parte occupa Luigi Bartolini, con prose e acqueforti e cronache e poesie che percorrono le tre annate. Curiosa anche la presenza di Maria Signorelli (1930,1932) della quale si riproducono testi e marionette: del resto, nel 1930 a Parigi, una mostra gliela ha presentata Giorgio de Chirico.

Gino Bonichi (in arte Scipione), illustrazione di un mese nell'Almanacco degli Artisti - edizione 1931
Gino Bonichi (in arte Scipione), illustrazione di un mese nell’Almanacco degli Artisti – edizione 193

Di quella che Longhi chiamò “la scuola di via Cavour”, troviamo in primo luogo la Musa, Antonietta Raphael (1931) e poi Mario Mafai autore della copertina del II almanacco (1930) e sempre presente con i suoi disegni caustici o languidi.

Una parte notevole è riservata a Scipione: sono sue le illustrazioni dei dodici mesi (1931) che appariranno anni dopo in una plaquette oltre ad una commovente Sirena (1931). Quel segno, malato e insieme graffiante, è una commovente effimera presenza.

Anton Giulio Bragaglia