Le festività natalizie a Vasto: “Il Natale d’un secolo fa” di Carlo D’Aloisio da Vasto

La “Pro Loco della Città del Vasto”, in occasione delle festività natalizie del 2025, ha pubblicato un volumetto dedicato ai Ricordi ed alle Tradizioni Vastesi – a cura di Paolo Calvano e di Beniamino Fiore – nel quale è stato ripreso l’articolo “Natale in Abruzzo” di Carlo D’Aloisio da Vasto, pubblicato il 23 dicembre 1923 sul quotidiano “Il Messaggero”, con l’autore che descrive la magica atmosfera e la religiosa attesa della festività nel contesto della vita semplice dei paesi abruzzesi, fortemente caratterizzati dal paesaggio rurale e pastorale che tanto attraeva l’artista.


Il testo è un affresco vivido e nostalgico del Natale abruzzese, in cui la memoria personale si intreccia con la forza delle tradizioni popolari.

Le immagini del focolare, dei preparativi, degli zampognari e dei presepi restituiscono un mondo semplice ma ricco di calore, dove la festa diventa il momento in cui la comunità si riconosce e si ritrova.

La narrazione, densa di profumi, suoni e rituali antichi, esprime un profondo senso di appartenenza: il Natale non è solo una ricorrenza religiosa, ma un rito che consolida ogni anno il legame con la propria terra, con gli affetti e con un passato che continua a vivere nella memoria collettiva.


Natale d'AbruzzoLa cappa del camino s’inarca sopra di noi: la casa dei nonni ci dà allegria e il ristoro della fiamma schioppettante. Gira lo spiedo con eguale cigolio e il capitone s’arrostisce tra le foglie odorose d’alloro.

Nessun giorno festivo dell’anno ha presso di noi abruzzesi, come da per tutto, solennità maggiore del Natale. E ritorna nella sua perenne giovinezza anche quest’anno. Con il sentimento popolare fa rivivere intorno a sé tutte le tradizioni più antiche, che si affollano, si mescolano nella ricchezza di riti antichissimi.

E come la nostra anima sente la nostalgia dei Natali lontani, in questi giorni, ora sorrisi dal sole, ora velati di nebbia. L’antica ricorrenza che per tanti lustri ha ispirata ai nostri buoni avi la fede più pura e più bella del focolare domestico, ci richiama al nostro Abruzzo per rivivere la festa che è nella neve che fiocca eguale, candida, silenziosa; per risentire il suono delle campane delle nostre chiese; per rivedere i preparativi che fervono in tutte le case; per rivedere il classico presepe con le stradicciole perdentesi, con le pecorelle e i pastori di creta, sparsi sui pei piccoli monti ricoperti di neve fatta con la farina; i contadini e le contadine che scendono con le loro famiglie dalle casette per portare i doni nella fantastica grotta di Betlemme a lu bambine improvvisata con rami, tronchetti d’alberi, creta e sassolini colorati.

Dappertutto la vita sonnacchiosa della campagna si è fatta intensa. Per i campi chiocciano i tacchini, le vittime dell’ingordigia natalizia.

E come nel presepe, le donne e i contadini vanno e vengono, salgono e scendono, affaccendati per le valli, con le canestre sul capo, ricolmi di doni natalizi. Gli zampognari che un bel giorno erano sbucati non si sa da dove, avvolti nel loro mantello turchino e le gambe strette nelle liste dei sandali, hanno fatto la Novena, hanno empite le bisacce di dolci, di aranci e sono scomparsi. Nessuno sa di dove vengano né dove tornino: il Natale li riconduce oltre i monti con la sua leggenda.

Natale ! Natale !

La vigilia è venuta. Le campane vespertine fanno sentir egli ultimi rintocchi: ogni famiglia si richiude in casa per attendere al famoso cenone e rompere così il digiuno. Il cenone è prelibato e copioso nelle case dei signori, mentre i poveri, pur non rinunziando all’abbondanza, rimangono frugali.

Sette minestre bisogna mangiare: fagioli bianchi, perché i rossi sono dozzinali; maccheroni conditi con la sarda fritta nell’olio, baccalà col sugo rosso, castagne, mandorle, fichi secchi, noci e qualche torroncino fatto in casa. E si mangia e si beve nella notte lunga. Le famiglie dopo il cenone si adunano intorno al focolare, dove arde inconsumabile il ceppo. Si veglia e si raccontano le strane leggende del Natale. Intanto ci sono quelli che visitano i presepi per le chiese o in case di amici. E qui babbi e mamme, nonni e nonne che danno spiegazioni ai piccoli:

Chicchirichì: è nato Iddio
Risponde il bue: Muhh ! Dove ?
Dice la pecorella: Beh ! A Betlemme
Dice l’asinello: Ahhh ! Andiamo a vedere Gesù

E tutti in coro:
Gesù Criste piccirilli,
chi lu cape ricciutelle,
chi na veste turchinelle

ZampognariI pastori e i contadini che abitano in campagna tornano in paese per assistere alla messa di mezzanotte. Tornano facendosi lume lungo le strade con fascine di canne accese, che da lontano producono l’effetto di una lunga interminabile processione di lumi nell’oscurità.

La mezzanotte si è avvicinata. Da ogni casupola escono i contadini, s’accolgono in gruppi, proseguono frettolosi e ciarlieri verso la chiesa, come nere ombre su la neve bianca. Giunti in chiesa, si passano da una mano all’altra l’acqua benedetta.

Si fanno il segno della croce e si avvicinano all’altare maggiore, dove in una gloria di luce e di fede il Bambino sorride tra il bue e l’asinello.

Natale ! Natale ! Suona nei nostri cuori.
Natale ! Natale ! Risponde, come eco, la campana notturna che chiama i fedeli alla messa. “Pace in terra agli uomini di buona volontà”.

La fiaba rivive anche quest’anno, come tutti gli anni, nel ricordo risuona tra le nenie preferite, rintocca nei suoni smorzati dalla campana della notte grande. L’uomo vorrebbe ridiventare fanciullo, affinché tornasse uno di quei lontani Natali, trascorsi nella raccolta solennità familiare. Dorme in silenzio il divino fanciullo di cera fra i mille lumini colorati del presepe. E dorme il suono della zampogna che si è dileguato pei monti vestiti di bianco.

O cantori popolari d’Abruzzo, o ambulanti suonatori di cornamusa e di cennamella, o classico presepe, o tradizionali cenoni, o ricordi o rimpianti di un rito gentile, o cari piccoli brandelli di una festa di pace e di fede, voi avete la virtù di saper farci dimenticare per un giorno dell’anno tutti gli affanni della vita, tutte le tristezze del mondo !