Per parlare dell’arte pittorica di Carlo D’Aloisio da Vasto (che espone in questi giorni alla << Galleria di Roma >> trenta paesaggi e nature morte) bisogna forse parlarne con conoscenza di lui critico, animatore del movimento rinnovatore dell’arte, ideatore di quello << Almanacco degli artisti >> – << Il vero Giotto>> primo vaglio dell’arte italiana moderna, chiarificatore fin dall’anno 1930 dei valori approfonditori di scuole e di tendenze? Non è necessario. Se i valori sono stabiliti per la loro essenzialità al di fuori delle camarille e delle polemiche, se nei valori pittorici non si cerca il << racconto dei valori pittorici >>, quell’arruffarsi, affannarsi, quel raccontarsi, quell’esibirsi , quello imporsi, quel reclamatizzarsi, assolutamente contrario al carattere del D’Aloisio da Vasto, nei primi piani di questa pittura italiana di oggi che non porti marca straniera, che non derivi da arte straniera, sta questa pittura di toni questa fredda lirica spettrale pittura italiana di D’Aloisio che ha consumato la liricità di un Leopardi nel ritrovamento di una unità religiosa e infinita.
Nei quadri: Paesaggio, Case al mare, Natura morta con lumachina di questa mostra noi possiamo sentire l’afflato lirico dell’universo ma un universo astrattizzato come visto da un punto fuori del tempo che ci suggerisca perciò la parola Dio, e nel dire questo non intendiamo togliere pesantezza e tono ai suoi grigi chiari, ai suoi bianchi e ai suoi verdi marini che pesano nella sua tavolozza pur nel loro traslucido chiarore come i suoi rosa antico e i suoi viola.
Noi vedremo quale posto di prima importanza, il tempo che è il crivello massimo di ogni valore, riserberà a questo pittore, che è anche l’uomo – come dice giustamente Carlo Carrà nel suo giudizio – di << battaglie spirituali >>, (e veramente su questo spirituale che forse poggia proprio quella traslucida serenità spettrale e magica dei suoi quadri che li trae fuori dalla quotidiana modesta materialità delle cose, per portarle in un clima lirico astratto di grande respiro). Non è necessario invece aggiungere tutte queste sue qualità critiche come dice Francini – basta dire di lui pittore, chè la sua materia pittorica anzi è di tale purità e pesantezza e ha raggiunto tale espressione solamente e assolutamente pittorica da non lasciare possibilità di incontri con le altre qualità complesse di lui uomo, che rimangono anzi fuori, completamente fuori della sua tavolozza, che non è polemica o d’improvvisazione più o meno cerebrale o metafisica o violenta ma di faticata conquista. E che è anzi libera ormai da ogni travaglio.
Il momento lirico pittorico del D’Aloisio da Vasto è raggiunto in pieno, egli è schiettamente ingenuo e profondo. E convinto nei suoi toni che essenziali come sono diventano eterni.
e.m.
Fonte: Volumetto monografico edito nel 1947 (stima) e stampato da “Fratelli Palombi” – Roma
Arte Italiana Moderna – D’ALOISIO DA VASTO – presso “Il Vero Giotto” – Edizioni d’Arte – Roma
